Cambiare i paradigmi dell’educazione

A parte l’efficacia dello sviluppo grafico e media, questo video pone alcune questioni che vanno sottolineate:
  1. esiste una continuità tra educazione e sistema produttivo. Questa relazione, in una società complessa e liquida (per dirla con Bauman) è entrata in forte crisi.
  2. il sistema scolastico tradizionale ha da sempre premiato le intelligenze di tipo accademico (linguistica e logico – matematica), marginalizzando gli studenti non conformi agli standard di comportamento e rendimento.
  3. la scuola addestra al pensiero unico, rendendo molte persone infelici per tutta la vita
  4. la scuola non insegna a lavorare in gruppo
  5. la scuola non ha compreso il valore dell’arte nella formazione della persona
  6. se vogliamo giocarci ancora qualche chance di successo per il futuro dobbiamo cambiare i paradigmi della nostra educazione
Poi, magari, non tutto è condivisibile. Soprattutto alcuni passaggi che sottolineano la monotonia dell’apprendere (dal mio punto di vista un prezzo da pagare, specialmente all’inizio di un cammino difficile…). Inoltre, è evidente che insegnare l’arte non basta ad allenare la creatività. Conosco scuole destinate a questo scopo (v. i Conservatori) che sono palestre di omologazione…

2 commenti

Archiviato in Scuola e Didattica

2 risposte a “Cambiare i paradigmi dell’educazione

  1. davithegray

    Non so, sarebbe da valutare bene chi c’è dietro il video (questa RSA, per “gli illuminati del 21mo secolo” – quando sento parlare di “illuminati” mi insospettisco subito). I conservatori italiani sono palestre di omologazione anche perché applicano le metodolgie didattiche criticate nel video. Essendo diplomato in organo ne so qualcosa. Credo che nella sostanza il video centri molti punti. Purtroppo non propone soluzioni, solo un richiamo pubblicitario all’organizzazione.

    (PS: giungo qui dal link che avevi messo a suo tempo sul nostro blog “fahreunblog”.)

  2. Credo che il testo del video sia tratto da una conferenza del TED (http://www.ted.com/). Di Sir Ken Robinson ho letto questo libro, The Element (http://sirkenrobinson.com/skr/the-element), e l’ho trovato interessante, soprattutto per le storie di vita che vi sono raccontate. Il concetto guida è che ognuno di noi ha un elemento nel quale si trova a proprio agio, un elemento che può emergere solamente se l’educazione si pone l’obiettivo di sviluppare la specificità che ci caratterizza come individui (la nostra ecceità, per dirla con linguaggio filosofico, o il nostro demone). In questo senso un bambino definito iperattivo può essere in potenza un grande ballerino, ma per scoprirlo serve abbandonare la cultura pedagogica tradizionale che troppo spesso ci normalizza secondo parametri molto rigidi. Vedi anche la situazione di tutti quei bambini o adolescenti che hanno competenze altissime in settori di cui la scuola proprio non si occupa (musica, danza, interazioni sociali…). Di questi chi se ne occupa?

    Per quanto riguarda il mio riferimento al Conservatorio viene da un’esperienza personale. Sono stato un violinista (per certi aspetti lo sono ancora ma non più a tempo pieno), ho vissuto in profondità le contraddizioni di quell’insegnamento, e ho visto tanti amici ricchi di talento perdersi per mancanza di consapevolezza rispetto alle proprie qualità. Il discorso sarebbe molto lungo, in sintesi temo che come per la scuola, lo spirito accademico dei nostri Conservatori frustri qualità che poi risultano molto importanti nel mondo del lavoro.

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