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Mission impossible

Commentare questa lettera della ministra Gelmini (leggi qui) è un po’ come sparare sulla croce rossa, anzi sulla crocerossina. Oltre alla forma involuta e ai contenuti rabberciati, ciò che colpisce è lo sprezzo del buon gusto.

Mi dia retta signora, per preparare le prossime esternazioni si rivolga ad un buon ghostwriter. Sono professionisti impeccabili, non sbagliano una virgola e sottostanno al segreto professionale. Certo, il caso è piuttosto complesso, anzi quasi disperato. Però a Reggio Calabria, sollecitata da apposita richiesta, c’è gente capace di trasformare una zucca in Thomas Mann (o in avvocato, a piacere). In quella città fanno miracoli, lei lo sa bene, sono davvero degli esperti in missioni impossibili.

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Assunzioni sì, assunzioni no

L’annuncio è stato perentorio e reboante: 60.000 immissioni in ruolo in tre anni. Mica male, mi sono detto, il governo Prodi ne aveva promesse 150.000 ma è pur sempre un inizio.

Oggi però scopro leggendo Il Fatto Quotidiano che queste immissioni sono subordinate alle esigenze di bilancio, e che quindi decide Tremonti e non la Gelmini. Il che vuol dire che si tratta soltanto di un impegno non vincolante.

Ma c’è di peggio. Il Decreto Sviluppo affossa anche le speranze di quei docenti che hanno fatto ricorso chiedendo la trasformazione degli ultimi tre contratti, da tempo determinato a indeterminato, e la conseguente ricostruzione di carriera. Una partita questa che se vinta dai precari avrebbe davvero fatto saltare le casse del Ministero.

Ecco i commi inerenti a quanto detto.

Comma 17. è definito un piano triennale per l’assunzione a tempo indeterminato, di personale docente, educativo ed ATA, per gli anni 2011-2013, sulla base dei posti vacanti e disponibili in ciascun anno, delle relative cessazioni del predetto personale e degli effetti del processo di riforma previsto dall’articolo 64 della legge 6 agosto 2008, n. 133; il piano può prevedere la retrodatazione giuridica dall’anno scolastico 2010 – 2011 di quota parte delle assunzioni di personale docente e ATA sulla base dei posti vacanti e disponibili relativi al medesimo anno scolastico 2010 – 2011, fermo restando il rispetto degli obiettivi programmati dei saldi di finanza pubblica.

Comma 18. All’articolo 10 del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, dopo il comma 4 e’ aggiunto il seguente: “4-bis. Stante quanto stabilito dalle disposizioni di cui alla legge 3 maggio 1999, n. 124, sono altresì esclusi dall’applicazione del presente decreto i contratti a tempo determinato stipulati per il conferimento delle supplenze del personale docente ed ATA, considerata la necessita’ di garantire la costante erogazione del servizio scolastico ed educativo anche in caso di assenza temporanea del personale docente ed ATA con rapporto di lavoro a tempo indeterminato ed anche determinato. In ogni caso non si applica l’articolo 5, comma 4-bis, del presente decreto.

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Il pedagogo di Arcore

Mi è capitato sott’occhio questo articolo del Corriere. Pare che il presidente del consiglio sia davvero scatenato: il pericolo comunista, l’opposizione vergognosa, mai adozioni per single, no famiglie gay ecc. Il solito minestrone a cui si aggiunge un tema che fino ad ora Silvio aveva lasciato ai suoi scherani di governo: la scuola pubblica. “La scuola pubblica non educa perché inculca valori diversi da quelli della famiglia”. Ho fatto un salto sulla sedia: e io fesso che credevo esattamente il contrario, ho pensato.

Cosa dicevano mamma e papà quando ero ragazzo? “La famiglia ti insegna a dire buon giorno e buona sera, grazie e prego, ma a scuola si imparano quelle regole che noi genitori, proprio in quanto genitori, non ti possiamo dare.” I poveretti evidentemente si sbagliavano.

E quel professore al liceo che ci propinava il suo rosario laico? “Un docente deve prima di tutto formare ai valori della costituzione. Noi siamo insegnanti della Repubblica italiana, attraverso le materie prepariamo i ragazzi ad essere cittadini, adulti autonomi e responsabili. Per questo la scuola è di tutti: accoglie ogni opinione, tranne quelle che negano la pluralità delle opinioni”. Pure lui fuori strada.

Per non parlare di Roberta De Monticelli. Nel suo ultimo libro (La questione morale, Raffaello Cortina Editore) afferma che “il modo che la nostra ragione ha trovato per salvarci dall’antilogia, dall’urto dei discorsi e dal conflitto delle volontà, prima che degeneri nell’impero della forza bruta” passa attraverso la costruzione delle istituzioni della Città moderna. Roba carina, ben pensata, ma che non regge i duri colpi del pedagogo di Arcore.

Mi viene un dubbio, però. Non è che il cavaliere intenda per educazione la subordinazione del bene comune al particulare, o la scomparsa della res publica a favore del familismo amorale? No, non è possibile che uno statista arrivi a queste vette di irresponsabilità civile, ci deve essere dell’altro. Non credo nemmeno che voglia promettere stanziamenti alla scuola privata per far calare il silenzio delle gerarchie vaticane sul bunga bunga. Sarebbe come dire che è un premier ricattabile, ma i portavoce del PDL non la pensano così. Anzi, affermano con vigore fondamentalista che la responsabilità della diffusione di certe voci, false e tendenziose, è attribuibile totalmente a fonti comuniste.

E allora? Una spiegazione possibile è che stia scherzando. In fondo è un burlone riconosciuto da più parti: Ruby, Bondi, Fede, Santanchè. Anche la Merkel sa che la diplomazia del cucù ha cambiato per sempre la forma dei rapporti internazionali. Ma ti pare che uno che nomina la Gelmini titolare dello scranno appartenuto in passato a uomini come Gonella, Moro, Spadolini, e De Mauro, possa davvero essere preso sul serio?

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