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Un progetto politico

Una mia breve intervista dopo il concerto al Teatro dei Rinnovati di Siena. I Violini di Santa Vittoria sono prima di tutto un progetto politico: insegnare le radici per amore del futuro.

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La fine delle idee

La squadra di Renzi, 16 ministri metà donneAbbiamo atteso le nomine dei ministri di governo con la trepidante speranza dei giocatori d’azzardo. Perché il miracolismo è un tratto di questo Paese, una tendenza dura a morire che rinfocola ad ogni sobbalzo della nostra modesta storia politica. Diffidenti nei confronti della scienza, incapaci di pensare il mondo a partire da solide basi razionali, noi italiani sprezziamo la cultura del progetto a vantaggio di un fatalismo magico e cinico. Confidiamo nella forza taumaturgica dei potenti, nel loro arbitrio, nel tozzo di pane fatto cadere dalla tavola del signore. Mescoliamo religione e superstizione in un tripudio barocco e delirante in cui ogni orientamento viene meno. Per dirla tutta, siamo uomini sopravvissuti alla fine delle idee. E il nostro ottuso entusiasmo è solo il riflesso superficiale di un nichilismo cupo, in cui solo gli individui sono degni di considerazione.

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Ma tu sei renziano o civatiano?

Ieri pomeriggio stavo prendendo un caffè con un amico, quando questo mi trafigge con una domanda a bruciapelo.

– Ma tu sei renziano o civatiano?

Me ne resto lì un po’ perplesso. Sono tentato di accettare le regole del gioco a cui quella interrogativa allude implicitamente, lo sport del fare i tifosi, che fa tanto cultura middlebrow, e rispondere convinto: “Cavolo, civatiano!”; ma mi fermo all’ultimo istante. E così decido di evitare la provocazione e aggirare l’ostacolo con circospezione, come una volpe dalla consumata esperienza dialettica.

– Non si tratta di essere a favore di uno o dell’altro. Il punto sono le idee. Piuttosto proverei a ribaltare la tua domanda chiedendoti che progetto hai in testa per il Paese; quali sono i tuoi valori, le cose in cui credi e per le quali pensi che si possa condurre una battaglia politica. Non ho paura a definirmi radicale. Anche perché, dall’altra parte, i cosiddetti moderati sono i veri eversivi del sistema, pervertitori del linguaggio, estremisti dei fatti e della parola. Altro che partito dell’amore. C’è un odio di classe alla rovescia, dall’alto verso il basso, che non ha precedenti. La difesa degli interessi dei più forti, dei più ricchi, dei più arroganti, ha raggiunto un simile livello di insopportabilità che tutto questo deve finire. Serve una vera alternativa: egualitaria, laica, rispettosa delle regole. Un sana cultura della cooperazione che tuteli i più deboli, che conservi il paesaggio, che educhi le persone a recuperare il perduto rispetto per la cosa pubblica. Per concludere, non sono né civatiano né renziano. Sono di sinistra e per questo motivo, in subordine, mi piace Civati che dice cose vicine alla mia identità politica.

– Tutto molto bello. Ma alla fine bisogna vincere.

– Permettimi di decostruire la tua affermazione. Dici che bisogna vincere alludendo al fatto che Renzi è vincente e Civati no. Forse perché Renzi potrebbe intercettare l’elettorato di centro. Dietro a questo giudizio, però, io intravedo un pregiudizio: ovvero che non è possibile vincere le elezioni a sinistra. E allora, secondo te, meglio rincorrere i cosiddetti moderati (di cui sopra) che nel frattempo, vedi ultime elezioni, sono scomparsi. Dei berlusconiani poi non mi occupo. Nel senso che il problema non è tanto il leader che li determina, ma il loro modo di sentire e di intendere la politica. Berlusconi è finito, ma il Berlusconi in me, per dirla con Gaber, continua a vivere. Lo sostituiranno con qualcun altro, Renzi o non Renzi. Da questo punto di vista serviranno anni per recuperarli davvero, non una semplice strategia elettorale. La tua premura di apparire presentabile, permettimi, è un po’ provinciale. E per certi aspetti fa molto dirigenza PCI. Nel senso che, correggimi se sbaglio, da Togliatti in avanti il partito comunista ha sempre cercato di legittimarsi democraticamente, nel solco della Costituzione prima, attraverso una politica sempre rivolta al centro poi. In una parola, dimostrando responsabilità. Oggi quella responsabilità, che Napolitano incarna perfettamente, fuori dal sistema bipolare, senza più l’URSS, si è risolta in inciucio permanente. Andare al centro oggi significa proprio questo: inciucio, o politica di sottobanco. Mancanza di coraggio, altro che vincere.

– Solo tu riesci a trasformare una chiacchiera da bar in una pesantissima presa di posizione. Non cazzeggi mai?

– No, mai. Sono fatto così. E questa cosa mi è davvero insopportabile…

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Le parole sono importanti

 

L’uso astuto e disonesto della lingua è il primo atto di ogni guerra. Dunque Berlusconi, che ha commesso il delitto, chiama “pacificazione” l’abolizione del castigo che è la guerra del delitto al diritto, l’esatto contrario della pace. E il voto del Parlamento, che è la massima espressione civile della democrazia, per Cicchitto è un “tribunale speciale” che, secondo Quagliarello, si trasforma esso stesso in “plotone di esecuzione”.
Attenzione, però, questa non è una guerra di parole ma sono parole di guerra. Non è la dialettica dei retori, non è l’eloquenza della difesa di Coppi contro i rigori dell’accusa del sostituto procuratore generale Antonio Mura, non sono le parole di Ghedini contro le parole della Boccassini, non è nemmeno la sapienza linguistica degli esperti in cavilli e in sfumature, ma è un’apertura di ostilità che fa saltare l’intero codice, è quell’offesa allo Stato che, lanciata da un ex premier, in altri tempi si sarebbe chiamata alto tradimento.

(Francesco Merlo)

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Amen, fratello!

Copio pari pari dal blog di Civati questa (non per tutti ovvia) riflessione di Piero Ignazi.

Piero Ignazi dice (molto bene) una cosa importante, che avevo provato a spiegare anch’io:

Che cosa pensa del rammarico di chi dice, «sì però non l’abbiamo battuto politicamente»?

«Che mi pare ovvio che sarebbe stato più piacevole, consumare una vittoria politica. Ma è comunque sbagliata la frase, perché Berlusconi oggi non è stato sconfitto ma condannato. E non è un problema politico, è un problema giudiziario. Chi dice così, confonde pian che non vanno confusi. Giudiziariamente, Berlusconi è stato condannato. Politicamente, anzi elettoralmente Berlusconi era stato sconfitto, perché ha perso 6 milioni di voti. Poi, semmai, è stato resuscitato da questo governo».

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