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“Razzisti sono gli altri!”

Che Calderoli, i politici leghisti, e la maggior parte dei simpatizzanti di quel partito, siano fobicamente razzisti è cosa ormai assodata da tempo, che meraviglia solo alcuni “incantati” dirigenti del PD, troppo preoccupati a trovare la formula di impossibili convergenze parallele e totalmente indifferenti alle questioni di merito politico ed etico.

Che una larga parte dell’opinione pubblica non si renda contro della gravità delle offese rivolte al ministro Kyenge, e faccia spallucce, derubricando l’accaduto a motto di spirito, svista, sgrammaticatura estemporanea, è il vero dato che lascia interdetti.

A loro dico, nessuno è incolpevole. Il razzismo non si incarna necessariamente nell’irrazionalità dei gesti e delle dichiarazioni, nella violenza delle parole e delle mani, ma anche nel silenzio e nel disimpegno. Come insegna Hannah Arendt, spesso il male è grigio, indifferente, obbediente. Banale come lo sguardo che non riconosce la contraddittorietà del mondo.

Codardo è quindi l’uomo che non denuncia, e becero colui che tenta di giustificare l’ingiustificabile. Cambiare si può, ma non senza una profonda, sincera, rivoluzione interiore. Ad ognuno la sua scelta…

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Tertium non datur

E’ chiaro che degli ideologi probi e fortemente convinti del loro progetto di portare la felicità nel mondo sono immuni da questi pericoli. Doppiamente immuni addirittura. Da un lato, infatti, intuiscono facilmente che ogni concessione dell’avversario è in realtà una trappola, oppure un segno di debolezza che va immediatamente sfruttato per rafforzare la propria posizione di potere. […] Dall’altro canto accettare un gioco “a somma diversa da zero” sarebbe un tradimento della santa ideologia per un ignobile piatto di lenticchie.

(Paul Watzlawick, Di bene in peggio)

Secondo la teoria dei giochi, un gioco a somma zero prevede che la somma tra le vittorie di alcuni e le sconfitte di altri sia sempre bilanciata. Questo sistema di idee dà luogo ad una forma di pensiero piuttosto rigida, ma anche assai diffusa. Per esempio: l’avaro pensa che ogni prestito sia necessariamente un perdita, l’invidioso non può tollerare il successo delle persone che gli stanno intorno, e il superbo considera ogni critica una sorta di attentato al valore della propria persona. Da qui al manicheismo il passo è più breve di quanto ci si possa attendere.

Di seguito una traccia del processo ad Adolf Eichmann, uno dei più efferati gerarchi nazisti e nello stesso tempo, come ricorda Hannah Ardendt, un uomo banale e grigio, come il male che ha incarnato.


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