L’estensione del dominio della lotta

Estensione del dominio della lotta

Il liberalismo economico è l’estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi sociali. Ugualmente, il liberalismo sessuale è l’estensione del dominio della lotta a tutte le età della vita e a tutte le classi sociali. Sul piano economico, Raphaël Tisserand appartiene al clan dei vincitori; sul piano sessuale, a quello dei vinti. Certi guadagnano su entrambi i tavoli; altri, su entrambi perdono. Le imprese si contendono certi giovani diplomati; le donne si contendono certi giovani; gli uomini si contendono certe giovani; il problema e l’agitazione sono considerevoli.

Michel Houellebecq è un intellettuale fuori dalle righe, che gode a picchiare duro contro il farisaismo dei difensori del moderno a tutti i costi. Consideriamolo pure un conservatore, ma questo non significa che in lui sia assente un animo pugnacemente progressista. Infatti, il progresso è genuino solamente quando tutela ciò che serve alla costruzione di un futuro migliore e distrugge, nello stesso tempo, gli idoli vuoti della venerazione acritica. La falsa coscienza per Houellebecq è il ’68. Nonostante i propositi solidaristici e gli impegni presi, esso ha finito col produrre una civiltà dell’individuo, che ha combattuto la tradizione ma che nello stesso tempo ha generalizzato il rifiuto per le norme. Liberatisi dall’ingombrante presenza degli avi, i nuovi attori sociali hanno conosciuto una poderosa esperienza narcisistica, smisurata e terribile. La tracotanza, che è il peccato dell’orgoglio contro la legge, ha preso la strada di una rivoluzione sessuale che invece di sancire la fine di ogni conflitto tra i generi ha prodotto l’atomizzazione e l’alienazione dei soggetti amorosi. Così, quasi per contrappasso, una cultura anticapitalistica ha finito con il favorire la mercificazione dei corpi.

L’estensione del dominio della lotta non è altro che questo: l’applicazione della legge della giungla alle relazioni erotiche. Gli uomini “comprano” e le donne “seducono”, misurando se stessi con la forza che deriva dal potere. Tramontata la realtà di una vita di coppia che si determina come forma specifica di un modello universale, cioè la famiglia come spazio della vita etica e come luogo in cui l’individuo si fa genere, marito o moglie, compagno o compagna, restano soltanto l’ipocrisia romantica, con il suo belletto angelico, e peggio ancora l’indifferenza e il nichilismo dei corpi, che si scontrano nell’abisso di una solitudine esistenziale che nessun parossismo orgasmico potrà mai colmare.

Dalle pagine di questo romanzo si apre davanti a noi il desolante paesaggio di un’umanità dolente gettata nell’agone sregolato della sessualità. La disinibizione, tanto bramata, non si trasforma necessariamente in libertà, poiché questo eccesso di possibilità, invece di garantire la piena soddisfazione di un progetto di vita, alimenta soltanto la ferocia della caccia. Houellebecq sembra avvertirci che vi è relazione, in-contro, solo al di fuori della misurazione oggettivante della competizione. L’effimera consistenza delle pulsioni – passioni non mette in comunicazione gli individui, i quali l’uno rispetto all’altro rimangono solamente cose. Essi condividono un conflitto non una fusione, una lotta di sopraffazione reciproca. Un combattimento di strada senza regole.

Il protagonista di questo romanzo, che ricorda per affinità sentimentale il Meursault di Camus, o il Roquentin di Sartre, vive oltre il limite del disagio psichiatrico. Potremmo essere tentati di considerarlo un perdente, un malato, e in fondo lo è davvero. Ma lo sguardo del morboso diventa anche un punto di osservazione privilegiato per capire i meccanismi dell’animalità umana. Possiamo così chiederci se esista qualcosa che meriti davvero di essere chiamato amore. Forse una declinazione amicale di questo sentimento; per dirla con Roland Barth, ciò che rende atopos l’altro, non misurabile, non confrontabile, irriducibile ad ogni quantità. Una coppia anziana che ha spartito con pazienza e tolleranza le tribolazioni di un cammino (dall’odore di scorreggia sotto le lenzuola, alle malattie, alle trasformazioni del corpo che si disfà) ha forse annusato l’odore rassicurante di questa speranza. Ma tutto il resto è lotta, natura matrigna, o volontà di potenza. Effimera affermazione di un soggetto disperato che mai e poi mai riuscirà a bastare a se stesso.

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