Malinconia

20120811-025511.jpg

Mi dissocio con fermezza dal significato fuorviante di questa serie di immagini: la malinconia non è necessariamente un segno di intelligenza. Si può tranquillamente e allo stesso tempo essere afflitti e stupidi…

Lascia un commento

11/08/2012 · 00:52

Belinate

 

Il mondo moderno ha imparato la lezione dagli antichi Romani. Le Olimpiadi sono una versione smisurata del Colosseo con circences che occupano tutti gli spazi dell’informazione. Un bromuro quotidiano sponsorizzato dalle multinazionali. […] Atleti che sfilano prima delle gare con tricipiti e pettorali in mostra insieme agli slip griffati. Grida e pianti, buttati per terra, tarantolati per una stoccata o per un tiro, come se fosse morto o resuscitato cento volte il gatto di famiglia.

Beppe Grillo sul suo blog ha consigliato un libro di Antonella Stelitano sul ruolo che svolge il CIO nelle relazioni politiche internazionali. Fin qui niente di male. Il fatto è che l’ex comico genovese ha colto l’occasione per dar sfogo al solito delirio organizzato, che ha avuto per oggetto oltre alle olimpiadi il Presidente della Repubblica, le multinazionali, il nazionalismo, sportivi e spettatori. Insomma, tutto il carrozzone con i suoi valori ipocriti.

Può essere che Grillo abbia anche ragione, del resto non è una novità l’uso che la politica fa e ha fatto dello sport (basti pensare ai totalitarismi del Novecento, o alla guerra fredda). Ed è anche vero che l’attenzione dei telespettatori (tra i quali c’è pure il sottoscritto) per gli sport minori è spesso estemporanea ed effimera. Però, a mio modesto avviso, gettare il CIO e gli atleti in un unico calderone è una grande belinata!

E non parlo solamente di quei pochi medagliati, ai quali verranno corrisposti premi in denaro che possono anche essere considerati eccessivi. Mi riferisco soprattutto a chi ha perso, a chi ha partecipato senza nemmeno sfiorarlo il successo. Uomini e donne che lavorano nel silenzio dei mezzi di informazione, mossi esclusivamente da una passione sincera. Parlo di persone come la maratoneta Anna Incerti, già medaglia d’oro agli europei del 2010 (medaglia assegnata d’ufficio a causa della squalifica per doping delle due atlete che l’avevano preceduta), che ieri ha finito la sua gara al trentesimo posto. Con gli occhi arrossati dalle lacrime, i singhiozzi trattenuti a stento, con quel suo bel volto meridionale segnato dallo sfinimento, ha voluto ricordare i suoi supporter: concittadini, amici, il suo allenatore, ma soprattutto il marito, il quale per aiutarla si è preso anche un anno di aspettativa dal lavoro. Un anno di aspettativa dal lavoro?

Se servisse una rappresentazione dello spirito olimpico, questa sarebbe la migliore. Sportivi normali, oppressi dalle fatiche del quotidiano, che sacrificano la loro vita per un’ambizione, fosse anche la gloria, ma che non mercificano le loro emozioni. E che stridore con gli scenari avvilenti del mondo del calcio. Con le vite dorate è cafone di “tossicodipendenti” pronti a tutto per ottenere quella dose di denaro necessaria a garantirsi la soubrette, l’auto lussuosa, le vacanze a Formentera o in Costa Smeralda.

Se questo Paese ha ancora una speranza è da qui che deve ripartire: da Anna Incerti e suo marito e da tutti coloro i quali alla mattina si alzano con l’unico scopo di amare ciò che fanno. Come direbbe Totò: a prescindere… Sono in tanti, sono coraggiosi e, spesso, hanno qualità ideali e morali. Non lasciamoli soli…

Lascia un commento

Archiviato in Società e Politica

Goodbye Mr. Mann

Allorché giunse a quelle righe non ci fece troppo caso. F. continuò la lettura del Doctor Faustus, intorpidito dalla stanchezza e dall’umidità della notte, ancora troppo calda per riuscire a prendere sonno, nonostante l’ora tarda. Girò pagina, dette una scorsa veloce alla fine del capitolo. Contemplò un ragno nell’angolo in alto a destra della sua camera da letto e poi stette in silenzio ad ascoltare la voce della notte metropolitana. Un treno in lontananza, un motorino di passaggio sotto casa e poco più. Riordinò le idee, riprese velocemente la lettura dell’ultimo capoverso, ma questa volta ebbe come un sussulto.

Quello che è rimasto fermo per, diremo così, atavismo naturalistico come rudimento barbarico dell’epoca premusicale, è il glissando, un mezzo che, per ragioni profondamente culturali, va trattato con la massima cautela e nel quale mi è parso sempre di sentire un demonismo anticulturale e addirittura antiumano.

Che vaga inquietudine! Come la madeleine di Proust, quelle parole, su cui adesso si soffermava con attenzione, rievocavano antiche emozioni che si erano addormentate nel fondo della memoria, in un tempo della sua vita ormai perduto. Pensò agli anni di scuola, in Conservatorio, a Parma; e da quel ricordo fu subito rimbalzato, per uno strano gioco di libere associazioni, al suo presente di musicista dei Violini di Santa Vittoria. Soppesò con estrema cura il fatto che Paolo Borciani, il primo violino e fondatore del Quartetto Italiano, a cui Arnaldo Bagnoli aveva dedicato uno splendido tango, da bambino avesse suonato il liscio per fare esperienza e per guadagnare qualche lira. Da lì era cominciata la scalata alle vette del concertismo internazionale: dalla pianura ai teatri più importanti del mondo, da Bagnoli appunto a Beethoven.

Mentre lui cosa aveva combinato? In un certo senso, un percorso del tutto speculare. Aveva cominciato proprio da Beethoven, Mozart, Bach, studiati in Conservatorio ed era finito a fare il liscio. Per dirla con Thomas Mann, sembrava l’inizio di una carriera brillante e invece fu la regressione dall’umanesimo alla bestialità più rozza. Una disgustosa mancanza di educazione.

Rimase appeso al filo di questa epifania per qualche minuto. Fissò il soffito sino a quando la macchina per la pulizia stradale non lo strappò ai suoi pensieri, come svegliandolo da un sogno. Erano già le quattro del mattino e il ragno nell’angolo se ne stava ancora al suo posto, immobile. Chiuse il libro e spense la luce, ed ebbe appena il tempo di appoggiarsi su un lato che si addormentò di un sonno profondo e senza sogni. Sul pino di fronte alla finestra, un merlo salutava le prime luci dell’alba col suo fischio graziosamente strisciato. Quando a mezzogiorno F. si svegliò, il vento di tramontana si era portato via la canicola e un sole radioso illuminava la radura dove i diversi si incontrano.

Lascia un commento

Archiviato in I Violini di Santa Vittoria, Varie ed eventuali

Se è per tutti non è scuola, se è scuola non è per tutti

20120801-212902.jpg

Cosa posso verificare con un’interrogazione, con un tema, con un compito in classe di matematica, oltre ai contenuti? Posso sapere con certezza che il ragazzo di fronte a me sarà da adulto un onesto cittadino, responsabile, onesto, e rispettoso dei diritti altrui? Che saprà con coraggio farsi carico delle proprie scelte anche nei momenti difficili, in un mondo complesso, risolvendo problemi in collaborazione con le persone che gli stanno intorno? La scuola seleziona solo intelligenze accademiche: scimmie che sanno saltare da una pianta all’altra.

Bella questa vignetta di ispirazione Gardneriana, e anche molto istruttiva.

3 commenti

Archiviato in Scuola e Didattica

Estate

Il bollettino meteorologico prevede per la settimana prossima picchi di calore superiori a quelli del 2003. Boccheggio, ansimo, sbuffo; bevo acqua e fumo sigarette alla ricerca di un po’ di sollievo sotto la pala del ventilatore. Leggo un libro e ascolto musica per distrarmi un po’, nell’attesa che anche questa croce transiti. E non mi consola la possibilità di fuggire in una piscina affollata, sulla battigia trafitta dalle urla dei bambini, o in autostrada in coda sotto il solleone. Posso solo constatare con rassegnazione che… odio l’estate!!

Lascia un commento

Archiviato in Varie ed eventuali