L’altra sera a Porta a Porta, in una puntata dedicata all’elaborazione del lutto per l’imminente fine del Berlusconismo, mentre era palese l’ansietà di personaggi senz’arte né parte a rischio di ritornare negli anfratti da cui li aveva tratti l’arruolamento come mazzieri a libro paga nella compagine governativa, spiccava la mascherina compunta di Enrico Letta nell’abituale tenuta da bancario; la cui unica preoccupazione era quella di smentire le critiche a Pisapia di non essere sufficientemente “moderato”.
Sarebbe finalmente ora di smetterla con questa invereconda definizione. Moderato, ma che significa? Forse il non prendere mai una posizione netta, tipo sì/ma, no/però? Vuol dire sussurrare con voce flautata amene banalità e luoghi comuni? Non disturbare il manovratore (o – a scelta – gli interessi dominanti)? La moderazione come sinonimo di impalpabilità. Ma anche sintomo dell’ipocrita ricerca dell’indeterminatezza allo scopo di acchiappare consensi a largo raggio. Insomma, l’apoteosi del “non dire” come cinica tecnologia del potere.
Pierfranco Pellizzetti, Moderato? Ma mi faccia il piacere…, ilfattoquotidiano.it, 18/05/2011
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Moderati I
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29 ways to stay creative
Alcuni suggerimenti simpatici e preziosi per essere creativi nella vita.
A mio parere, l’ultimo è il più importante…
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“…se la realtà fosse così!”
Il famoso cammeo di Marshall McLuhan in Io ed Annie di Woody Allen.
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Come nascono le buone idee?
Un’altra interessante animazione targata RSA (via diariodiscuola). Dopo Ken Robinson alle prese con i paradigmi dell’educazione, in questo video Steve Johnson ci illustra le condizioni ricorrenti che stanno alla base delle buone idee. In sintesi:
- le buone idee nascono soprattutto all’interno di ambienti in cui il caos viene organizzato
- le potenzialità delle idee restano latenti sino a quando queste non collidono con idee diverse
- le tecnologie favoriscono l’incontro di nuove idee
- il pensiero reticolare ha la stessa dignità di quello sequenziale
- per avere buone idee c’è bisogno di tempo, molto tempo…
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Cambiare i paradigmi dell’educazione
A parte l’efficacia dello sviluppo grafico e media, questo video pone alcune questioni che vanno sottolineate:
- esiste una continuità tra educazione e sistema produttivo. Questa relazione, in una società complessa e liquida (per dirla con Bauman) è entrata in forte crisi.
- il sistema scolastico tradizionale ha da sempre premiato le intelligenze di tipo accademico (linguistica e logico – matematica), marginalizzando gli studenti non conformi agli standard di comportamento e rendimento.
- la scuola addestra al pensiero unico, rendendo molte persone infelici per tutta la vita
- la scuola non insegna a lavorare in gruppo
- la scuola non ha compreso il valore dell’arte nella formazione della persona
- se vogliamo giocarci ancora qualche chance di successo per il futuro dobbiamo cambiare i paradigmi della nostra educazione
Poi, magari, non tutto è condivisibile. Soprattutto alcuni passaggi che sottolineano la monotonia dell’apprendere (dal mio punto di vista un prezzo da pagare, specialmente all’inizio di un cammino difficile…). Inoltre, è evidente che insegnare l’arte non basta ad allenare la creatività. Conosco scuole destinate a questo scopo (v. i Conservatori) che sono palestre di omologazione…
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