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Criminale o sbruffone?

Vittorio Feltri, con un articolo uscito sul Giornale, ha recentemente difeso Fabrizio Corona definendolo prima di tutto uno “sbruffone di talento sprecato”, e non un “criminale”, e poi giustificandone le pratiche illecite perché “così fan tutti”. Ricordiamo brevemente i fatti. Il 18 gennaio scorso la Cassazione condanna il fotografo dei VIP in via definitiva a 5 anni di reclusione per estorsione aggravata. Corona viene arrestato durante una breve latitanza in Portogallo da alcuni agenti della polizia di Lisbona. Non è la prima volta che l’uomo va in carcere. Per avere un’idea della sua biografia da incubo basta fare un giro su Wikipedia. Non è nemmeno la prima volta che Vittorio Feltri sorprende per un uso così creativo della semantica. Di fronte a tanta leggerezza non potevo starmene in pace. E allora ho fatto una cosa semplicissima: sotto suggerimento della civetta, che per quei pochi che non lo sapessero è l’uccello della filosofia, ho preso un vocabolario e sono andato a vedermi le definizioni. Così recita il Treccani:

Criminale: Persona colpevole di delitti gravi, delinquente.

Sbruffone: Che si dà delle arie, che parla e agisce ostentando capacità e qualità che in realtà non possiede.

A rigor di logica si può affermare certamente che l’insieme dei criminali e quello degli sbruffoni partecipano tra loro solo in maniera accidentale. Per capirci meglio: ci saranno criminali che sono sbruffoni ma anche sbruffoni che non sono criminali e criminali che, seppur pericolosi ed efferati nelle loro azioni, non sono però degli sbruffoni. Quindi Corona potrebbe tranquillamente essere uno sbruffone senza essere un criminale. Il punto è che il carattere distintivo del delitto grave non si applica ai semplici sbruffoni, i quali sono piuttosto dei millantatori; per certi aspetti, se presi con la dovuta cautela e tenuti alla giusta distanza, anche teneramente simpatici. L’estorsione è un delitto grave. E siccome la logica non è un’opinione, sulla base dell’attendibilità della sentenza di cui teniamo conto sino a prova contraria, Corona è un delinquente tout court e senza troppi giri di parole. Poco conta la diffusione del delitto:

Il reato che gli hanno attribuito fa effetto: estorsione, una specie di rapina a mano armata. In realtà è una faccenda di fotografie malandrine lecitamente scattate con la solita tecnica da rubagalline. Avendo diretto per la Rizzoli un settimanale, L’Europeo, so come funzionano certi meccanismi. Il paparazzo segue un personaggio e, se lo coglie in flagranza di peccato con una ragazza «clandestina» o, meglio, «avventizia», lo inchioda con un’istantanea. La quale istantanea fa ovviamente gola ai giornali gossipari, pronti a ben pagarla. Altrettanto pronto a ben pagarla è il personaggio in questione: per evitare grane in famiglia, sempre odiose o almeno fastidiose. Il fotografo a questo punto ha due opportunità: vendere il prodotto del proprio lavoraccio a un rotocalco o direttamente al bischero beccato in fallo. L’affare si conclude con chi offre di più. Mi rendo conto: il giochetto è ai limiti della liceità e talora li supera. Però siamo nel campo delle consuetudini, nulla di particolarmente scandaloso.

perché la morale e il diritto non sono relativi all’inflazione. Quindi o Feltri non padroneggia l’italiano oppure le finalità del suo articolo sono da ricercarsi altrove. Ci aiuta a sciogliere il dubbio proprio lui aggiungendo queste ultime righe:

Corona invece per un’operazione (o numerose operazioni) simile deve scontare la reclusione: 5 anni, non 5 settimane. D’altronde, la giustizia è uguale per quasi tutti: alcuni pagano anche per altri. Il che non giustifica il fatto che su Facebook sia in atto una campagna di simpatia verso il suddetto Corona: migliaia di persone che inneggiano a lui incitandolo a non farsi catturare. Eppure l’iniziativa spiega molte cose. Una soprattutto: a volte, se tra le guardie e i ladri si preferiscono i secondi, un motivo c’è.

È risaputa la polemica condotta da Feltri, e da molti altri, contro la giustizia italiana. Quello che forse sfugge sono le conseguenze che derivano dall’uso spregiudicato della retorica e di una ragione piegata ad interessi di parte. Prima di tutto questo pervertimento del linguaggio che si impone nel dibattito. E allora la giustizia diventa giustizialismo, l’impunità garantismo, e un criminale patentato è solo uno sbruffone. Non è cosa nuova, per carità, ma bisogna vigilare affinché non si assopiscano le nostre capacità critiche. In troppi sono interessati a rappresentare una realtà che non esiste per tranquillizzare la gente e solleticarla nei suoi bassi istinti. Berlusconi è stato il mandante di questa egemonia subculturale, e Feltri è stato e continua ad essere uno degli esecutori.

Termino linkando una clip tratta da “Sbatti il Mostro in Prima Pagina” con protagonista un magnifico Gian Maria Volontè. Si intitola lezione di giornalismo e mi pare che arricchisca la nostra riflessione. Godetevela perché è un bel pezzo di cinema italiano.

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