Labirinti

Non c’è labirinto più intricato di una linea retta. Tra le vie che si biforcano di un borgo toscano mi ritrovo a riascoltare la voce di Borges. Ogni passo è una lenta discesa nell’abisso e i muri alti delle case, tra la luce e la tenebra, appaiono come canaloni di un mare spopolato. Solo da una finestra ritagliata in un muro di sasso giungono all’orecchio rumori di vita domestica. Per il resto è solo silenzio e il canto dei pini che stormiscono dall’alto, sulla collina che domina il paese. Ogni roccia, ogni portone, tutt’intorno sussurra la voce della storia. La storia feudale di Pontremoli, quella comunale di Barga, e il grido di dolore dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema. Questo luogo concentra in sé tutti i luoghi, mi dico. È l’aleph del mio viaggio interiore.

Scarto a sinistra lungo una salita. Percorro un volto fresco e scuro sotto il quale sono abbandonate alcune cianfrusaglie polverose. Per un attimo il selciato scorbutico muta sotto i miei piedi in ceramica liscia e odorosa di limone chimico. Ho già visto questa immagine in un sottoscala dei miei ricordi di bambino. O forse era una cantina. Mi pervade una sensazione onirica, un ricordo indefinibile che ritorna ogni volta per condurmi altrove. Come se qualcosa di meraviglioso e terribile stesse per accadere mi fermo ad ascoltare il pomeriggio sonnolento. Contemplo le essenze delle cose, alla ricerca di un segno di trasformazione che non arriva.

L’attesa frustrata mi risveglia l’antica necessità di capire; arrestare la legge del cambiamento che diluisce gli universali nel tempo della vita. Riprendo a camminare, un passo alla volta, alla ricerca del punto più alto e dell’orientamento perduto. La strada che porta all’acropoli è un’erta che si percorre con il fervore della fede. Su questo viottolo battuto da un sole brutale, in compagnia del solo latrato di un cane in lontananza, mi sento più Sisifo che Prometeo. Non c’è eroismo in questa processione ma solo la dura presenza dello sforzo e l’amore per la bellezza.

Sulla collina, appoggiato alla balaustra di granito di fronte al portone della cattedrale, riesco ora ad abbracciare il dedalo delle stradine al di sotto dei tetti delle case. Su questa visione di insieme ricostruisco il percorso compiuto. Mi illudo per un istante che questa nuova prospettiva sia l’ultima, quella che racchiude in sé ogni dettaglio e il segno di un’orbita maggiore. Ma il mio sguardo viene rapito dalla macchia mediterranea che circonda l’abitato, adagiata fino alla cima della montagna come un morbido tappeto. Fonte di vita e rifugio dalla tragedia della storia. E sopra di me un piccolo gheppio volteggia sulle tracce di un disegno invisibile, come ad indicare una nuova via da percorrere.

Di fronte alla silenziosa alterigia della natura è più facile bere il calice della verità. Avverto la presenza dell’assenza con un piccolo tuffo del cuore mentre il calore del sole mi rincuora. Mille mani hanno levigato questi massi. Altri prima di me hanno compiuto il cammino. Mille occhi hanno scrutato l’orizzonte da questa radura, indugiando sui comignoli, sulle fontane, sulla valle verdeggiante. Come loro, anche io sarò costretto a ridiscendere, sollevando la polvere sedimentata da un’estate torrida, senza il conforto di una risposta. La potenza della domanda non ha infranto lo specchio che riflette la mia immagine.

Mentre percorro nuovamente le strettoie anguste mi sento libero dal ripianto. In fondo, sto andando a raccogliere la mia pietra. Costeggio un muro d’orto che ha incastonati sulla cima cocci aguzzi di bottiglia. Realtà e poesia si mescolano. E io penso che il cammino nel deserto è sempre scandito dalle oasi che si incontrano lungo il percorso; se ne stanno lì malgrado tutto, in attesa, per tonificare il viandante. Gusto avidamente questa piccola parentesi di libertà che il pomeriggio mi ha donato, per serbare nella memoria il dolce ed effimero languore dell’innocenza. Intaglierò con essa un’immagine in cui credere. Senza teologia e trascendenza. A costo di coprirmi di ridicolo rimarrò fedele a me stesso. Il labirinto della vita che è chiuso ad ogni uscita nasconde il tesoro prezioso di un’esistenza autentica.

I borghi di Pontremoli

Pontremoli

I viottoli di Barga

Barga

Stazzema

Stazzema

Pontremoli, un volto

Volto 1

Pontremoli, discesa

Volto 2

Un sentiero di Stazzema

“Sentiero” 1

Stazzema

Piccola “radura”

Il labirinto di Barga

“Sentiero” 2

Il campanile del duomo di Barga

“Sentiero” 3

Pontremoli, castello

“Sentiero” 4

Il duomo di Barga

“Radura”

I tetti di Barga

Labirinto

Muro d'orto

Muro d’orto

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