Mission impossible

Commentare questa lettera della ministra Gelmini (leggi qui) è un po’ come sparare sulla croce rossa, anzi sulla crocerossina. Oltre alla forma involuta e ai contenuti rabberciati, ciò che colpisce è lo sprezzo del buon gusto.

Mi dia retta signora, per preparare le prossime esternazioni si rivolga ad un buon ghostwriter. Sono professionisti impeccabili, non sbagliano una virgola e sottostanno al segreto professionale. Certo, il caso è piuttosto complesso, anzi quasi disperato. Però a Reggio Calabria, sollecitata da apposita richiesta, c’è gente capace di trasformare una zucca in Thomas Mann (o in avvocato, a piacere). In quella città fanno miracoli, lei lo sa bene, sono davvero degli esperti in missioni impossibili.

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Il faro nella notte

A Marina di Massa, in via Casola a pochi metri dal mare, si trova da Riccà“, un ristorante in cui trascorrere un paio d’ore di solleticamenti sensoriali a base di pesce. Ci si può davvero sbizzarrire con gli antipasti di crudités, con il dentice al vapore, con l’orata fritta e contorno di patate, e con molto altro ancora. La scelta dei vini è eccellente, mentre il servizio del titolare risulta a volte un po’ troppo zelante. In ogni caso, ottanta euro spesi volentieri.

Certo, il posto è algido. Come tanti ristoranti da guida specializzata manca di quell’autenticità che fa di uno spazio fisico anche un luogo dell’anima. Se oltre al buon cibo cercate anche “odore di stalla”, allora spostatevi di cinquanta metri, toglietevi la giacca e i gemelli della camicia, e sedetevi ai tavolacci di legno della pizzeria d’asporto più underground della costa apuana: “Il Vampiro, aperta naturalmente dal tramonto all’alba, ma soltanto nei fine settimana.

Il nostro Nosferatu è un omino asciutto dal volto segnato come quello di un cavatore di marmo. Si muove tra l’affettatrice elettrica e il forno a legna, dentro un baraccone da luna park bianco, adornato soltanto con qualche effigie in stile gotico. Il gusto del kitsch però non contamina il menù, rigorosamente imperniato su poche, semplici, proposte: tre tipi di pizza (margherita, acciughe, e salsiccia) e l’immancabile schiacciata toscana, da accompagnare con salumi a piacere.

Gustando la porchetta delicata, o il lardo di Colonnata goloso, vi ritroverete in mezzo ad un’antropologia da romanzo che concorre a fare di questo locale un vero e proprio faro nella notte. Ragazzotti che escono dalla discoteca, l’insonne in ciabatte, qualche fricchettone smarrito. Tutti insieme dal vampiro, che senza saperlo consolida lo spirito di appartenenza di una comunità. Una funzione sociale divenuta sempre più rara e che in quest’epoca di passioni tristi e di individualismo sfrenato sembra non avere più prezzo.

Il conto sotto i dieci euro, comprensivo di birra e battute in toscano stretto.

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Profilo Scilipoti

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Di fronte a certi spettacoli, mi mancano terribilmente quei politici della prima repubblica che riuscivano a non perdere, anche nelle occasioni più difficili, un contegno degno delle istituzioni che essi rappresentavano.

Erano diafani come ombre dell’aldilà, parlavano un idioma ai più sconosciuto, che necessitava di una abilità linguistica superiore per essere tradotto. Costruivano sistemi di idee che si reggevano sull’impalcatura di una logica ossimorica e meravigliosa (le convergenze parallele!). Erano corrotti, ma sentivano il dovere (anche pedagogico) di tenere alto il livello del dibattito.

Questa passione dialettica oggi è stata ammazzata dall’infausta idea che il politico sia un uomo come gli altri e non un esempio di comportamento. Alla faccia della cultura del merito, si può fare politica, e la si fa meglio, beandosi della propria mediocrità. In altre parole, al profilo istituzionale oggi si è sostituito il profilo Scilipoti, l’ultima frontiera del berlusconismo e della moda dei reality show.

Esso consiste nel surrogare le logiche paradossali con una retorica alla supercazzola, per disorientare l’interlocutore e per evitare a tutti i costi la coerenza. Il profilo Scilipoti prevede inoltre il richiamo obbligatorio ai valori cardine su cui poggia la nostra società (dio, patria, e famiglia), un attacco al moralismo strisciante e imperante, un elogio della libertà, e una parola buona per tutti.

Certo, la concorrenza è spietata e a volte sleale. Altri provano ad imporre sulla scena mediatica il loro stile (Santanchè, Stracquadanio, La Russa, Gasparri etc), ma a mio modesto avviso Scilipoti resta inarrivabile, in quanto autenticamente legato ad un’idea estetica della comunicazione, ad una passione verace: sfogare un fanciullesco desiderio di prenderci tutti per il …

Di seguito un esempio eccezionale del profilo Scilipoti. Ascoltate dal minuto 8.30 sino a 13.00 c.ca.

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Il cattocomunista

Al comizio per la chiusura della campagna elettorale di Virginio Merola, le parole di Romano Prodi sono una sintesi sublime di dottrina sociale della chiesa e marxismo: “Il sindaco è il mestiere più bello ma anche il più difficile di tutti. Il sindaco nei giorni feriali deve stare legato al pezzo come un metalmeccanico e nei giorni festivi deve stare vicino ai cittadini, e celebrare la società come un parroco.” Chapeau!

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Assunzioni sì, assunzioni no

L’annuncio è stato perentorio e reboante: 60.000 immissioni in ruolo in tre anni. Mica male, mi sono detto, il governo Prodi ne aveva promesse 150.000 ma è pur sempre un inizio.

Oggi però scopro leggendo Il Fatto Quotidiano che queste immissioni sono subordinate alle esigenze di bilancio, e che quindi decide Tremonti e non la Gelmini. Il che vuol dire che si tratta soltanto di un impegno non vincolante.

Ma c’è di peggio. Il Decreto Sviluppo affossa anche le speranze di quei docenti che hanno fatto ricorso chiedendo la trasformazione degli ultimi tre contratti, da tempo determinato a indeterminato, e la conseguente ricostruzione di carriera. Una partita questa che se vinta dai precari avrebbe davvero fatto saltare le casse del Ministero.

Ecco i commi inerenti a quanto detto.

Comma 17. è definito un piano triennale per l’assunzione a tempo indeterminato, di personale docente, educativo ed ATA, per gli anni 2011-2013, sulla base dei posti vacanti e disponibili in ciascun anno, delle relative cessazioni del predetto personale e degli effetti del processo di riforma previsto dall’articolo 64 della legge 6 agosto 2008, n. 133; il piano può prevedere la retrodatazione giuridica dall’anno scolastico 2010 – 2011 di quota parte delle assunzioni di personale docente e ATA sulla base dei posti vacanti e disponibili relativi al medesimo anno scolastico 2010 – 2011, fermo restando il rispetto degli obiettivi programmati dei saldi di finanza pubblica.

Comma 18. All’articolo 10 del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, dopo il comma 4 e’ aggiunto il seguente: “4-bis. Stante quanto stabilito dalle disposizioni di cui alla legge 3 maggio 1999, n. 124, sono altresì esclusi dall’applicazione del presente decreto i contratti a tempo determinato stipulati per il conferimento delle supplenze del personale docente ed ATA, considerata la necessita’ di garantire la costante erogazione del servizio scolastico ed educativo anche in caso di assenza temporanea del personale docente ed ATA con rapporto di lavoro a tempo indeterminato ed anche determinato. In ogni caso non si applica l’articolo 5, comma 4-bis, del presente decreto.

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