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Storia a Gambero

La storia della seconda metà del Novecento viene quasi sempre tralasciata dai programmi di quinta superiore. È una consuetudine arrivare all’esame di maturità senza sapere nulla della guerra fredda, del terrorismo italiano, o della fine della prima repubblica. Le ragioni di questa pratica avvilente sono da ricercare in un’attitudine poco sviluppata da parte del docente medio verso la disciplina, spesso considerata solamente ancella della filosofia, e in una mentalità crociana che considera gli ultimi anni più prossimi al presente oggetto della cronaca e non dell’indagine scientifica.

Sono passati quasi vent’anni dal mio ultimo anno di liceo, ma il tempo pare non essere trascorso all’interno delle mura scolastiche. Oggi come allora le stesse cerimonie, gli stessi rituali, che dall’altra parte della barricata danno ancora più fastidio. Si fa tanto parlare di merito, ma al di là di tutti i provvedimenti ministeriali più o meno efficaci, va detto che il miglioramento dell’offerta formativa passa attraverso una trasformazione antropologica della figura del docente. Se la crisi è un’opportunità, allora i tempi travagliati della nostra scuola, un riflesso del momento del paese, sono l’occasione per cambiare e per definire (anche) una nuova etica professionale e una più evidente responsabilità sociale della nostra categoria.

Nel mio piccolo ci provo. Non sono sicuro di fare le cose per bene: come spesso accade le sperimentazioni sono suggestive ma piuttosto instabili. Ma mi piace fare così: rischiare un po’, variare spesso, divertirmi molto.

Per questo motivo pubblico un progetto realizzato quest’anno in una classe quinta di un liceo scientifico (una buona classe!). Si tratta di una storia a gambero, che parte dal presente e che regredisce sino alla IGM con un passo cadenzato dalla formulazione di questioni. In questo modo gli studenti sono portati a partecipare attivamente alle lezioni, a lavorare in gruppo, a conoscere argomenti per loro molto interessanti, e a sviluppare le competenze cognitive specifiche del fare storia.

Questo lavoro non si sarebbe potuto realizzare senza l’aiuto di Paolo Bernardi e senza i preziosi consigli di Ivo Mattozzi.

[laboratorio sulla Costituzione realizzato con il materiale e le idee di Marco Cecalupo e Giulia Ricci]

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Che cos’è lepida scuola

Raccogliamo idee per costruire la scuola di domani…

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Mappa split tree

Quest’opera è protetta dalla licenza per il riuso dei Learning Object.

La mappa split tree è il primo prodotto atteso della fase di ideazione. Per allenare le competenze (life skill), sulla base della nostra esperienza risulta efficace far ragionare gli alunni in termini di individuazione dell’utenza del progetto, analisi dei bisogni da soddisfare e definizione degli obiettivi da raggiungere (Enzo Zecchi). In ogni caso, guardatevi il video, e ditemi cosa ne pensate…

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E se provassimo a guardare con l’occhio di un bambino?

Ada Cattaneo scrive questo articolo (sul suo blog) che merita di essere condiviso. È un’interessante e simpatica riflessione sulle potenzialità relazionali dell’immedesimazione, corredata da immagini dal forte impatto comunicativo. Di seguito un esempio…

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Cambiare i paradigmi dell’educazione

A parte l’efficacia dello sviluppo grafico e media, questo video pone alcune questioni che vanno sottolineate:
  1. esiste una continuità tra educazione e sistema produttivo. Questa relazione, in una società complessa e liquida (per dirla con Bauman) è entrata in forte crisi.
  2. il sistema scolastico tradizionale ha da sempre premiato le intelligenze di tipo accademico (linguistica e logico – matematica), marginalizzando gli studenti non conformi agli standard di comportamento e rendimento.
  3. la scuola addestra al pensiero unico, rendendo molte persone infelici per tutta la vita
  4. la scuola non insegna a lavorare in gruppo
  5. la scuola non ha compreso il valore dell’arte nella formazione della persona
  6. se vogliamo giocarci ancora qualche chance di successo per il futuro dobbiamo cambiare i paradigmi della nostra educazione
Poi, magari, non tutto è condivisibile. Soprattutto alcuni passaggi che sottolineano la monotonia dell’apprendere (dal mio punto di vista un prezzo da pagare, specialmente all’inizio di un cammino difficile…). Inoltre, è evidente che insegnare l’arte non basta ad allenare la creatività. Conosco scuole destinate a questo scopo (v. i Conservatori) che sono palestre di omologazione…

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