Il futuro oggi

via manteblog

Lascia senza parole constatare come lo sviluppo tecnologico prenda strade imprevedibili e meravigliose. Sarà lo sguardo ingenuo dell’umanista, ma che Google arrivi nel giro di pochi anni a progettare un’auto senza guidatore, partendo da un motore di ricerca, è cosa davvero sbalorditiva. Ora, la domanda è: quanto sono controllabili gli effetti a lungo termine di un progetto, in un contesto in cui la linearità dei processi ha ceduto il passo ad una complessità crescente? Le opportunità emergono in maniera esponenziale all’aumentare del potere della tecnica. Per questo motivo, si dice che il battito d’ali di una farfalla diventa un uragano dall’altra parte del mondo. Stiamo vivendo l’anticipazione di un futuro straordinario e allo stesso tempo sconcertante, che pone la ragione di fronte ad interrogativi inauditi e per adesso senza risposta.

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Variazione su un tema di Merleau-Ponty

La vera filosofia consiste nel reimparare a vedere il mondo, e in questo senso una storia raccontata può significare il mondo con altrettanta profondità che un trattato di filosofia.

Maurice Merleau Ponty, Fenomenologia della Percezione

Scrivo per lasciare una traccia e per dipanare una matassa. Sto nel mondo, con il mio progetto di vita e più proietto lo sguardo all’interno di questo effimero sogno di un altro che è la mia coscienza e più ritrovo le mille sfaccettature di intenzioni che sempre mi anticipano. Provo a sincronizzare il tempo del mio esistere sul ritmo della vita. Ma il pensiero slitta in una sincope che non risolve. Fuori di me è la verità. Io sono lo sfondo della mia vicenda. È ormai giunto il tempo di rassegnarsi a questa penosa sensazione di vuoto.

In questa crisi ho scoperto l’opportunità di un destino diverso. Ho incontrato l’altro velato dal mantello dello scandalo, e ho capito lo sforzo di un cammino in salita, la corsa lunga di chi insegue una speranza. Dov’è la sintesi spontanea, il noi raccontato dagli innamorati nel cuore della giovinezza? L’abbraccio fraterno che risolve il travaglio di un conflitto e che consola il vile? Conosco un solo coraggio per cui valga la pena di spendere una vita intera: quello delle idee. In questo eterno gioco da principianti che è la filosofia ho pensato senza pudore la nudità delle cose. Faticosamente ho praticato la verità, sacrificando l’incanto animale da cui provengo e guadagnando il mio diritto di parola, la consolazione di un impegno duraturo.

I tendini, le vene che affiorano dal dorso delle mie mani sembrano la propaggine di un sé frammentato. Io sono queste mani che fatico a riconoscere come mie. Sono quel lui che incrocio nello specchio e che sempre mi priva di ogni spontaneità. Eppure, o proprio per questo motivo, ho bisogno di abitare un mondo. E queste parole sono prima di tutto il farsi di un’idea che si incarna, l’incantesimo che spando su un essere che sempre mi sfugge ma che continua ad interrogarmi. Vuole essere nominato, nominarmi. Pretende uno stile, ed è ciò che intendo offrire.

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Sorrow come pass me around

via Dust to Digital

Ad ogni terra la sua gente, ad ogni pianura la sua musica. Eppure, l’uomo che si spacca la schiena sul fondo del padrone, condivide con il suo fratello di destino, dall’altra parte del mondo, un sentire comune. È quello stile che dà forma alla vita, una spiritualità che li radica nell’argilla e nella torba da cui entrambi provengono. Uomini bruciati dal sole e piegati dal freddo, che solcano la storia lasciando tracce del loro passaggio nelle note e nei canti del riscatto. La rivolta ha bisogno della sua poesia, e poco importa che narri di una terra promessa in questa vita o nell’altra. È la luce nell’oscurità che illumina la speranza di un futuro migliore.

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La fine delle idee

La squadra di Renzi, 16 ministri metà donneAbbiamo atteso le nomine dei ministri di governo con la trepidante speranza dei giocatori d’azzardo. Perché il miracolismo è un tratto di questo Paese, una tendenza dura a morire che rinfocola ad ogni sobbalzo della nostra modesta storia politica. Diffidenti nei confronti della scienza, incapaci di pensare il mondo a partire da solide basi razionali, noi italiani sprezziamo la cultura del progetto a vantaggio di un fatalismo magico e cinico. Confidiamo nella forza taumaturgica dei potenti, nel loro arbitrio, nel tozzo di pane fatto cadere dalla tavola del signore. Mescoliamo religione e superstizione in un tripudio barocco e delirante in cui ogni orientamento viene meno. Per dirla tutta, siamo uomini sopravvissuti alla fine delle idee. E il nostro ottuso entusiasmo è solo il riflesso superficiale di un nichilismo cupo, in cui solo gli individui sono degni di considerazione.

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Responsabilità e scelta

Politica ed economia sono divenute globali e fortemente interconnesse e appare sempre più difficile prevederne le evoluzioni. Miliardi di esseri viventi, enti ed organizzazioni interagiscono quotidianamente trasformando costantemente lo stato delle cose, senza che nessuno se ne possa attribuire il merito esclusivo. Nell’era della connessione i progetti a tavolino, le grandi pianificazioni e le utopie razionali stanno perdendo validità e significato. Tutto ciò che accade è frutto di infinite interazioni, molteplici concause e condizionamenti reciproci.

Di fronte a questa situazione vedo un forte pericolo: l’emergere della cultura dell’irresponsabilità, dell’impotenza del singolo e dell’autoassoluzione personale. Se il sistema non può essere previsto, pianificato e controllato perché tutto influenza tutto, allora ogni entità (individuo, organizzazione, governo) può vedersi come ininfluente, attore passivo di un gioco più grande di lui.

Questo atteggiamento di passiva rinuncia, oltre che pericoloso, è profondamente sbagliato. La complessità non porta all’impotenza e quindi all’irresponsabilità. Per il fatto stesso di assistere al verificarsi di un evento, si è (più o meno intensamente) coinvolti in esso. Nessuno ha quindi il diritto di tirarsi fuori da ciò che accade, di sentirsi ininfluente. Quando sentiamo persone, organizzazioni e governi che dicono “non dipende da me”, dimenticano di aggiungere alla loro affermazione un termine importantissimo: “interamente”. Ognuno di noi infatti, contribuisce al tutto,  oggi molto più di ieri.

via Alessandro Cravera

Misurare la complessità implica uno sforzo importante. Non necessariamente in termini di strategia o pianificazione delle azioni, ma come impegno e riflessione. Più i problemi sfuggono ad un orizzonte di senso deterministico e più la scelta assume un rilievo maggiore. Una scelta quasi di tipo esistenzialistico: partecipata, sofferta (perché scegliere implica sempre un rinunciare), e anche (perché no?) paradossale. Ecco, non  ci si può orientare in un mondo liquido attraverso un pensiero evanescente, che rinuncia a porre dei punti di riferimento
. I modelli non sono tramontati. E si sente sempre di più il bisogno di una morale della responsabilità, che superi sia l’astrattezza delle intenzioni che la cecità di un agire legato all’utile di corto respiro.

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